Oltre l’ispirazione: leggere i trend dell’interior design nel 2026

L’interior design, come tutti gli ambiti della creatività dalla moda alla musica, oggi vive una fase curiosa. Da un lato c’è un entusiasmo continuo, una produzione infinita di estetiche, core, micro-trend che nascono, crescono e si esauriscono nel giro di poche settimane. Dall’altro, si avverte una stanchezza sottile che porta a chiedersi cosa abbia davvero senso portare dentro casa, e cosa invece sia solo rumore di sottofondo.
Perché non tutto ciò che è nuovo è necessario.
E non tutto ciò che funziona online funziona nella vita quotidiana.
In questo scenario, guardare al futuro non significa inseguire l’ennesima moda, ma leggere i segnali che emergono sotto la superficie. E il 2026, da questo punto di vista, parla in modo piuttosto chiaro.
A dispetto della scelta di un bianco come Pantone dell’anno, il minimalismo, inteso come sottrazione estrema e neutralità assoluta, mostra segni evidenti di stanchezza. Al suo posto, prende forma una stagione più consapevole, fatta di presenza, materia e intenzione.
Neo-Déco: il ritorno della forma come linguaggio
La prima grande direzione è il Neo-Déco.
Un’estetica che compie una rotazione di cent’anni e rilegge l’Art Déco come esetica contemporanea e non mera citazione, soprattutto tra Gen X e Millennials. Zig-zag, archi, geometrie nette tornano a costruire ritmo e struttura all’interno degli spazi.
Le palette diventano compatte, profonde, spesso tendenti al monocromo. I colori smettono di essere sfondo e iniziano a costruire atmosfera. Ogni elemento ha un ruolo preciso, ogni scelta risponde a una volontà progettuale chiara. Le tinte si intensificano: caramello, verde oliva, rosso mattone, champagne, blu acceso.
Dentro questo scenario si colloca il ritorno delle superfici lucide e dei pezzi statement. Laccature, volumi glossy, specchi e superfici riflettenti amplificano la luce e rendono lo spazio più dinamico, più stratificato. Acciaio, ottone, cromature e superfici metalliche entrano in scena con sicurezza, riportano negli interni una qualità pulita e rigorosa, capace di dare struttura senza irrigidire. Pochi oggetti, scelti con precisione, diventano il fulcro identitario dell’ambiente.
Wilderkind: materia, istinto, contatto
In parallelo emerge una sensibilità più istintiva: il Wilderkind.
Nel 2026 torna con forza un immaginario naturale filtrato, fatto di riferimenti nordici, texture animali e materiali che parlano di origine, più che di decorazione. È una tendenza che nasce fuori dalla casa e rientra negli interni passando prima dalla moda.
Nell’abbigliamento contemporaneo si osserva un ritorno deciso di pelle, montone, pellicce morbide e voluminose, incluse quelle in mongolia, diventate iconiche per il loro aspetto irregolare e tattile. Le Tabi di Margiela, con la loro forma che richiama lo zoccolo di un capretto, continuano a essere un riferimento potente.
È un’estetica che lavora per allusione, mai per imitazione letterale.
Negli interni, questo immaginario si traduce in un ritorno delle texture. Superfici che ricordano la natura boschiva senza rappresentarla: vacchetta, cavallino, daino, effetti materici che evocano il manto di un cerbiatto, la grana di una corteccia, la morbidezza di un sottobosco filtrato. La casa assume una dimensione più tattile, fisica, sensoriale. Non rappresenta la natura: la suggerisce attraverso il contatto.
Il legno accompagna questo movimento come base strutturale e visiva, spesso lasciato esprimere nella sua venatura più autentica, in dialogo con imbottiti, rivestimenti e tappeti. Il risultato è un interior design che assorbe suggestioni whimsical e nordiche, mantenendo un equilibrio sofisticato tra comfort e ricerca.
La casa su misura: progettare intorno alla persona
La direzione più concreta, e forse più significativa, è quella della casa su misura.
Spazi pensati intorno alla persona, ai suoi ritmi, alle sue abitudini quotidiane. L’illuminazione diventa modulare e intelligente: accompagna la giornata, crea scenari, varia intensità e temperatura in base ai momenti della vita domestica.
Gli arredi freestanding sostituiscono alcune pareti, ridefinendo le funzioni senza irrigidire lo spazio. La casa si fa flessibile, adattabile, viva. Un ambiente che evolve insieme a chi lo abita.
Scegliere, oggi, è un atto progettuale
In un panorama saturo di immagini e micro–tendenze, il vero valore sta nella scelta.
Ogni settimana nasce una nuova estetica, ogni mese un nuovo nome. L’ispirazione si accumula e, spesso, disorienta. È qui che il progetto torna a contare. Ed è qui che torna centrale il ruolo dell’interior designer: non come collezionista di mode, ma come filtro, interprete, guida.
Leggere i segnali, capire cosa ha senso portare davvero dentro casa, trasformare le tendenze in spazi reali e duraturi.
È questo il lavoro di Comettiabitare: tradurre l’immaginario contemporaneo in soluzioni progettuali coerenti, pensate per chi abita, non per chi scorre.
Non seguire tutto.
Progettare ciò che ha davvero senso.